Qualche vecchio ricordo e non solo
Tanti anni fa, forse cinquanta, a Viareggio, nel corso mascherato del Carnevale, i ragazzi di un vorticoso girotondo cantavano “Su la coppa di champagne” con queste parole:
Musica tango, maschere al rango,
Viva Viareggio, viva il fox-trot.
Musica tango, maschere al rango,
Bandiera rossa trionferà.
Altri tempi, altri ideali, altre speranze. Chissà dove sono ora quei ragazzi, e cosa fanno.
Molti anni dopo, leggevo il libro di Tito Barbini “Quell’idea che ci era sembrata così bella”. Non è solo un libro di ricordi, è molto di più: un libro di rimpianto per quello che poteva essere e non è stato; un libro d’impegno, d’amicizia e d’amore; un libro di speranze smarrite, ma non morte.
L’idea è quella comunista, come è nata e come è crollata. E allora viene in mente una domanda, anzi molte: Quell’idea è stata solo male applicata? Quell’idea è così lontana dalla nostra specie? Quell’idea è del tutto inapplicabile? Quell’idea è ancora bella? Per ciascuna di queste domande cerco una risposta: la mia.
Sì, quell’idea è stata applicata male, da persone che hanno pensato al proprio potere, e quando era diventato possibile cambiare strada, la guerra fredda ha contribuito a impedirlo. La contrapposizione di due blocchi, blocchi militari ancor più che politici ed economici, ha congelato la situazione anche dopo la morte del piccolo padre, e ha impedito uno sviluppo diverso.
No, non è così lontana dalla nostra specie; tanto è vero che termini quali uguaglianza, solidarietà, empatia non sono patrimonio di una parte politica, ma lo sono anche, e in primo luogo, delle religioni, e poi dell’associazionismo, del volontariato e di altro ancora. Sopravvivono ancora in popolazioni antiche, come quelle amazzoniche, africane e oceaniche dalle quali, evidentemente, abbiamo molto da imparare.
Non so se l’idea comunista sia applicabile per una società, un sistema sociale giusto, a uno stato democratico che riesca a fare gli interessi di tutti. E quando dico non so, non è per dire “non si può” in una maniera più edulcorata: è che proprio non lo so, perché se da un lato è pur vero che non è mai accaduto, se non per piccole realtà e per durate minime (e penso soprattutto alle repubbliche partigiane come quelle di Montefiorino, di Alba e dell’Ossola), non si può neppure escludere che si possa fare di meglio.
E’ ancora bella quell’idea? La base filosofica lo è certamente, ma poi c’è tutto il resto, perché per applicare l’idea a un sistema sociale sono necessarie molte cose, in primo luogo un’organizzazione (e già con questo siamo fuori dalla bellezza di una idea). E poi, una volta che si fosse esclusa la remotissima possibilità di estendere al mondo intero l’applicazione dell’idea, bisognerebbe vedere come il resto del mondo reagirebbe, presumibilmente aggredendo quegli sporchi profanatori del capitalismo.
I miei ricordi personali sono soprattutto ricordi in famiglia: l’entusiasmo e l’impegno di babbo e di Fulvio, ciascuno nel suo tempo; il mio essere sempre tiepido, come del resto lo sono sempre stato in tante altre cose; e poi, verso il 1995, babbo che dice: è stato un bene che nel 1948 abbiamo perso. Quel comunismo là, quello del 1948, è bene che non ci sia stato; un altro, chissà. Ma quale?







