Schierarsi

Sulla guerra di Palestina

 

Sul significato di alcuni termini, quali semiti, ebrei, israeliani, sionisti, ho detto la mia in https://www.logos52.it/emeros52/antisemitismo/ del 05/10/24. Nessuno di questi termini può essere confuso con un altro. Riassumendo, sono semiti i popoli che parlano, o hanno parlato, lingue di ceppo semitico; gli Ebrei sono i seguaci della religione ebraica; gli Israeliani sono i cittadini dello stato di Israele; nell’accezione odierna, i sionisti sono quanti auspicano l’espansione dell’attuale Stato israeliano a danno dei suoi vicini.

Moni Ovadia, nell’intervista di Umberto De Giovannangeli, afferma che il sionismo è la negazione totale dell’ebraismo, in quanto la Bibbia nega la possibilità di essere padroni della terra, la quale è solo di Dio.

Gianni Oliva, su La Stampa, parla di antisemitismo sdoganato da Netanyahu con lo sterminio perpetrato a Gaza, perché ha alienato l’appoggio di gran parte del mondo non solo da se stesso, ma anche dal popolo di cui dice di far parte.

Paolo Mieli scrive: Nelle ultime settimane molti Paesi europei hanno preso nei confronti di Israele un atteggiamento di crescente severità. Crescente e, aggiungiamo, doverosa severità. Qualcuno lo ha fatto per un pregiudizio da tempo ostile allo Stato ebraico, altri — a noi sembra, i più — nella speranza di trattenere Israele che agli occhi di tutti è parsa sempre più pencolante sull’orlo di un baratro.

Dice Liliana Segre (intervista per Il giornale d’Italia): “E’ veramente straziante per me vedere Israele sprofondato in un simile abominio, con alcuni ministri fanatici che, con gli occhi fuori dalle orbite, gridano propositi di virulenta disumanità, oppure con gruppi di coloni che compiono vergognose azioni squadristiche ai danni di palestinesi inermi in Cisgiordania.”

E’ difficile dire se fra queste persone qualcuna possa definirsi schierata; nessuna, io credo, lo è, perché schierarsi, come principio, vuol dire accettare molto di una parte e respingere molto dell’altra. Invece, rilevare i fatti non è un modo di schierarsi, è solo essere onesti con se stessi e con gli altri. Non mi pare questo il caso per nessuno di essi. Forse, l’unico apertamente schierato è Eyal Mizrahi, quello di “Definisci bambino”. Tra i bambini uccisi a Gaza, ce ne saranno una minima parte che combattevano con Hamas, ma la gran parte sono stati vittime dei bombardamenti di scuole, ospedali e abitazioni civili e vittime della fame.

Però, il ragionamento non finisce qui. C’è chi ha detto che si usano due pesi e due misure, e che questo deriva ancora dal complesso di colpa degli europei, e forse anche di altri, nei confronti degli ebrei. Credo che sia vero. Il caso più chiaro è quello del Kosovo: nel caso di Israele, dovendo scegliere a chi dare quella terra, si decise a livello mondiale che dovessero essere gli ebrei a goderne, in quanto antichi abitatori; nel caso del Kosovo, il territorio è stato tolto agli antichi abitatori serbi per farne godere gli albanesi venuti dopo. Non so, ovviamente, quale sia la scelta giusta, ma la contraddizione è evidente, e quel complesso di colpa può essere la spiegazione più logica.

Ma il problema attuale non è quello del 1948 e delle decisioni prese in quell’occasione, ma quello dello stato palestinese e dell’espansionismo israeliano.

Come scrivevo in https://www.logos52.it/emeros52/pace-e-guerra/ del 27/11/23, l’applicazione della formula “due popoli, due stati” appare al momento inapplicabile, e temo che non lo sarà a lungo, e altre formule non si prospettano. Quello che maggiormente si può auspicare, al momento, è uno stato israeliano che non applichi più una politica di apartheid, che si convinca che i contadini palestinesi della Cisgiordania non sono terroristi, né cittadini di serie B, ma anche questo è difficile: in Israele c’è chi vuole perpetuare questa situazione e andare anche oltre, come mostrano le aggressioni dei coloni. Dall’altra parte, esiste un odio profondo che gli eventi recenti hanno ulteriormente esacerbato. Purtroppo, al momento una soluzione non esiste.

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