Sugli esperimenti nucleari e altro
Prima di tutto, un po’ di numeri (fonte Greenpeace e altri)
Bombe fatte esplodere per test in totale oltre 2000, delle quali in aria oltre 500. I numeri precisi non sono certi: fonti diverse danno informazioni diverse, talvolta anche in maniera considerevole.
Paesi che hanno effettuato test nucleari, in ordine cronologico: USA, URSS, Gran Bretagna, Francia, Cina, India, Pakistan e Corea del Nord; caso a parte sono Sud Africa e Israele, per i quali è sospettata, ma non accertata, l’effettuazione di test.
Inquinamento da materiali radioattivi nell’ambiente a seguito di test nucleari: Uranio 4200 kg, Plutonio 3800 kg
Trattati sul nucleare militare
10 ottobre 1963, Trattato sul bando parziale dei test nucleari
2 luglio 1968, Trattato di non proliferazione nucleare
3 luglio 1974, Trattato sulla soglia dei test nucleari
24 settembre 1996, Trattato complessivo sulla messa al bando dei test nucleari, mai entrato in vigore
20 settembre 2017, Trattato per la proibizione delle armi nucleari
Troppi paesi non hanno aderito a questi trattati.
Molte domande, poche risposte
Nel periodo dal 1945 al 1986 sono state fatte esplodere più di 2000 bombe (in media circa 50 ogni anno, con un culmine di circa 140 nel 1962, quasi tre per settimana) e noi normali cittadini europei non ci siamo mai accorti di niente prima di Chernobyl. Solo a partire da quel disastro, abbiamo cominciato a preoccuparci di quante sostanze radioattive finivano nella catena alimentare.
L’inquinamento radioattivo prodotto dai test nucleari andava ad aggiungersi alla radioattività naturale, che è la quota più consistente; e poi a quello prodotto da incidenti nucleari, dall’estrazione dell’uranio, il riprocessamento e lo stoccaggio delle scorie radioattive; dall’eventuale furto di materiale radiologico; da residuati bellici radioattivi e uso di munizioni a uranio impoverito.
Durante la guerra fredda, quella dei test era diventata una gara a chi sparava più forte, per fare più paura, senza pensare che la paura maggiore era quella di finire tutti, ma proprio tutti, ridotti in cenere. Poi, in anni più recenti, è incominciata la gara per il vettore più efficace con le bombe già presenti.
Ora, si parla della ripresa dei test nucleari; sottinteso: nucleare militare. Taluni parlano di test a tavolino, basati sulle conoscenze acquisite in fisica e in chimica: in passato era accaduto che si sbagliassero pesantemente le previsioni di potenza di un ordigno; oggi non accadrebbe, ma non è una gran consolazione. Ma potrebbe invece essere il ritorno alla gara a chi spara più forte, e sarebbe un’altra rovina. Per questo il NO alla bomba deve tornare a risuonare chiaro e forte.
Resta da vedere se si possa fare qualcosa per evitare l’ecatombe, ma che cosa? Sistemi passivi, o attivi? Cioè, qualcosa che impedisca alla bomba di esplodere, o qualcosa che ci ripari dagli effetti dell’esplosione? E come si può fare? E’ possibile impedire alla bomba di esplodere? Bisogna risalire alla fisica della bomba per dire se ciò sia possibile. Una potente scarica di particelle? Quali? E con quali conseguenze?
Con che cosa ci si può proteggere da una esplosione nucleare? Con un forte campo magnetico? Con un bunker sotterraneo? E come si sopravvive in un bunker, per quanto tempo? Si può contrastare la radioattività residua, o i tempi della quarantena devono essere quelli lunghissimi del decadimento?
No, la bomba non deve esplodere perché nessuno ne deve premere il tasto; il resto, per ora, sono tutte storie.












