Film di Christopher Nolan
E chi sarebbe quel tale Omero? Nolan riscrive l’Odissea prendendo spunto da alcuni episodi del racconto che Ulisse fa ai Feaci, che però non ci sono. Il film diventa quindi una serie di flash back avanti e indietro in cui mancano pathos e poesia.
C’è Calipso, bella e buona, che ha trattenuto Ulisse facendogli dimenticare Itaca per mezzo dei fiori di loto, ma senza che compaiano i lotofagi; c’è Polifemo, figlio di Poseidone, brutto come la fame, che divora gli Itacesi sputandone le armature; c’è Circe, brutta, vecchia e cattiva, che trasforma in maiali i compagni di Ulisse, ma non ci pensa nemmeno a trattenerlo più di un anno, là presso a Gaeta; ci sono le Sirene, ma non si sente il loro canto; ci sono Cariddi, gorgo spaventoso pronto a inghiottire qualunque imbarcazione, e Scilla, mostro orribile, e non mancano i buoi del Sole, regolarmente messi sotto i denti dagli Itacesi.
C’è anche Troia, espugnata col cavallo dalle armate di un gigantesco e regalissimo Agamennone, riconosciuto re da tutti i greci, fatta eccezione per la moglie Clitennestra e il suo amante. E poi c’è Tiresia, in una interpretazione suggestiva, ma lontana da quella del poema; c’è una taciturna Atena, l’unico degli dei a comparire, mentre Zeus e Poseidone sono citati senza farsi vedere. Non c’è Eolo, e neppure il suo otre, e non c’è il più saggio degli eroi greci, Nestore, re di Pilo.
Intanto a Itaca ci sono Telemaco e Penelope, che aspettano e sperano; ci sono i Proci, maleducati e violenti come nessun altro; c’è Argo, che diventa simbolo non solo della fedeltà, ma anche dell’attaccamento alla vita; ci sono alcuni anziani che hanno conosciuto Ulisse e alcuni di essi gli sono rimasti fedeli.
Insomma, siamo lontani dall’Omero in cui i valori fondamentali erano la fedeltà, l’amore e la fede negli dei dell’Olimpo, ma anche l’intelligenza e il desiderio del ritorno. Qui, Ulisse se la passa benone da Calipso, dopo aver salvato i suoi uomini da cento pericoli e averli perduti per le offese recate a Poseidone, e si ricorda della sua patria lontana solo quando Calipso sospende la dieta a base di loto. Quando Ulisse si ricorda di Itaca, viene preso dalla smania del ritorno a casa, e riesce a farlo, alla faccia del dio del mare. Qui, non manca di far strage dei Proci, pur essendo stanco di sangue, pentito degli inganni, disgustato dall’infamia della guerra e non dimentico di amicizia e amore.
Questi ultimi elementi, ripudio degli inganni, disgusto per la guerra e la riconquista di amore e amicizia, sono quelli più belli e positivi di questo film, cioè della interpretazione della vicenda di Ulisse data da Christopher Nolan. La strage dei Proci è l’ultimo rigurgito di violenza nella vita dell’eroe, che poi lascerà il regno a Telemaco per ripartire; ma questa volta lo farà accompagnato da Penelope.
Intendiamoci bene: abbiamo visto al Cinema Moderno un bel film, realizzato da Nolan avendo a disposizione un cast di alto livello (tra gli altri Matt Damon, Anne Hathaway, Charlize Theron) e effetti speciali notevoli. Siamo però lontani non solo da Omero, ma anche dall’Odissea di Rossi, quella del 1968, introdotta da Giuseppe Ungaretti e con una meravigliosa Irene Papas nel ruolo di Penelope. Un altro pianeta.



