Il Ponte

Lettera ai colleghi

Ho mandato la seguente mail a Paolo Moriconi e a Daniele Maffei qualche giorno fa, e poi anche a Fabrizio Bianchi. Il ponte di Sant’Ansano è solo uno degli argomenti, come era stato anche nell’incontro del 29/01. Ho aggiunto qualcosa sugli assi viari, mentre non ho fatto parola della piazza di Ponte a Moriano. Al momento, non ho niente da aggiungere, e la pubblico senza modifiche.

 

Carissimi, dopo la mia silenziosa partecipazione alla riunione del 29/01 e dopo aver letto su Lucca in diretta un articolo la cui fonte/attribuzione mi sembra manifesta, desidero scrivere alcune righe. Se le mie non son solo fesserie, potete farne l’uso che ritenete più opportuno. Se ho sbagliato tutto, pazienza.

Il ponte

Diceva bene il Sindaco Tambellini, quando parlava del ponte nuovo sul Serchio come alternativa per il caso che fosse necessario chiudere per manutenzione il ponte di Monte San Quirico. E però, il ponte che è stato necessario chiudere è quello di Sant’Ansano. Come possa essere ripristinato un ponte in muratura tradizionale non lo so dire. Ricordo bene quello di Empoli, in ginocchio dopo l’alluvione dell’Arno nel 1966 e poi riparato, ma quello era in cemento armato. Ora, per questo qua, mi viene da pensare al getto di palificate da realizzare sotto tutti i plinti, di quelle in cui si trivella fino a trovare roccia solida, poi si cala l’armatura d’acciaio nel buco trivellato e infine si riempie di calcestruzzo. Ma non so come si faccia ad appoggiare i plinti sulle palificate, e in fin dei conti le mie conoscenze dell’ingegneria civile sono modeste, e non dubito che ci sia chi lo sa fare. Quel che mi sento di dire è che non sarà possibile risollevare il cedimento e che la chiusura al traffico pesante va resa definitiva, salvo che si voglia abbattere il ponte e sostituirlo con un manufatto nuovo, ma sarebbe un peccato.

Illuminazione

Ha ragione Manuela a definire critico lo svincolo dalla variante totalmente privo d’illuminazione, ma credo che quel punto sia di competenza dell’ANAS, non della provincia o del Comune, e questo rende la questione un po’ più complicata. Ciò non toglie che una soluzione sia necessaria. Però, di aree prive di illuminazione nel territorio del Comune di Lucca ne esistono molte altre, sia nella nostra area che altrove. Qui da noi, è già sufficiente dire della via Nazionale dalla rotonda di Marlia fino alle torrette, circa un km senza una lampadina né un catarifrangente, e poi innumerevoli strade secondarie dove si viaggia al buio. In altre aree, mi viene in mente subito la via del Brennero già subito fuori da San Marco, e sul Brennero ora manca anche gran parte della segnaletica orizzontale; ma ci sono molti punti luce da aggiungere in tutte le frazioni. Forse, qui gioca anche l’età, e ora ho bisogno di un’illuminazione più efficace di quella che mi andava bene da giovane; ma d’altra parte, mica circolano solo gli adolescenti.

Assi viari

Prima di tutto, va detto che, per le frazioni della nostra area, è prioritario l’asse suburbano, perché è quello che le collegherà in maniera efficace ed efficiente con l’ospedale San Luca. Non è facile da realizzare, soprattutto nell’area intorno al viale Castracani, per collegare la via delle Foibe con via Dante Alighieri. Se si vuol fare quel tratto in superficie, si dovranno abbattere delle costruzioni per poi immettersi in una rotonda già molto trafficata; se si vuol fare un tratto sotterraneo, va fatto molto lungo e costoso e si dovrà comunque passare sotto a costruzioni esistenti, e i proprietari frapporranno ostacoli. E’ un bel dilemma, ma non ho dubbi sulla necessità dell’opera. Per quanto riguarda l’asse nord-sud, credo ancora che il parere più saggio rimanga quello dell’IMT: i collegamenti prioritari per la Garfagnana e la Media Valle sono quelli con l’aeroporto di Pisa e con il porto di Livorno e quindi sarebbe preferibile indirizzare l’asse verso il casello di San Donato passando a ovest del centro urbano e costruendo un ponte sul Serchio all’altezza di viale Einaudi. Purtroppo lo studio in questo senso non è mai stato intrapreso sul serio.

I parcheggi

Come devono essere i parcheggi, piccoli o grandi? Mi sovviene il tratto di via Volpi di fianco al teatro, sempre ingombro di veicoli su entrambi i lati anche quando c’è posto nel parcheggio Mennucci, e mi chiedo se si tratti solo di maleducazione e menefreghismo, o se non sia anche la cattiva espressione d’un’esigenza sentita: se il parcheggio non è nelle immediate vicinanze della sua destinazione, l’automobilista lo snobba e lascia il suo mezzo dove gli fa comodo. Meglio sarebbe allora un congruo numero di piccoli parcheggi, invece di un numero ristretto di grandi: credo che con quelli si renderebbe alla cittadinanza un servizio migliore. Ciò non toglie che, in presenza di abusi, sia giusto far intervenire la polizia municipale.

La cultura

Il decollo del teatro Nieri va caldeggiato senza mai demordere, ma non basta. L’idea di una biblioteca pubblica nella scuola media era giusta, ma io non ne ho seguito gli sviluppi, e quindi non so a che punto siamo: a suo tempo mi ero candidato per essere tra i curatori, e rimango a disposizione. E poi, c’è lo iutificio: come per le altre grandi strutture che hanno dismesso la destinazione originaria, c’è sempre stata l’idea di una destinazione omogenea: a me è sempre sembrato un errore. Meglio frammentarne l’uso fra più soggetti diversi tra loro, perché con una giusta suddivisione si riduce il rischio di andare incontro a nuovi fallimenti. Cosa si possa fare in quelle strutture, iutificio compreso, non saprei dire, ma intanto si potrebbe fare una raccolta, un “censimento” di interessi, e tra questi ci potrebbero essere i circoli di varia natura, da quello micologico al coro di cantori e non so che altro. Cultura alta, ma anche bassa, perché serve anche quella, anche quella è utile, alle persone e alla comunità.

Cari saluti. Stefano Innocenti

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