Remigrazione

Parole nuove per idee vecchie

Il razzismo

La purezza della razza non è un’idea nuova, e oggi viene contrabbandata per nuova inventando un nuovo linguaggio. Anche il razzismo è un fenomeno antico che ha portato catastrofi mostruose e che sembrava in via di superamento, ma che oggi ricompare in tutta la sua virulenza. Mentre quella prima idea sembra appannaggio della destra politica, il secondo appare come un fenomeno trasversale, nel quale contano molto il lavoro e l’economia.
Tutto qui? No, assolutamente no. Vediamo, per esempio, a cosa dovrebbe portare la cosiddetta remigrazione, visto che siamo quasi tutti figli di migrazioni. Occorrerebbe uno studioso di antropologia per dirci tutta la verità sull’evoluzione dell’uomo sulla Terra e sulle sue migrazioni, ma forse il poco che ne sappiamo da semplici persone serie che cercano di ragionare può bastare per dire alcune cose non irrilevanti e, anzi, di un certo peso.

Le migrazioni

Prima di tutto, diciamo qualche parola sulle migrazioni in sé e sulle cause che le determinano. Una risoluzione del parlamento europeo afferma che le migrazioni sono spostamenti di popolazioni da un luogo all’altro, che possono essere interni (nello stesso stato) o internazionali, e rappresentano un fenomeno strutturale causato da disuguaglianze economiche, conflitti, persecuzioni o calamità ambientali. Si dividono in volontarie o forzate, e comportano emigrazione e immigrazione. Dice inoltre che attualmente i migranti sono globalmente circa 400.000.000, di cui 120.000.000 a causa di guerre.
Venendo alle nostre origini, la specie homo sapiens si è sviluppata in Africa 300.000 anni fa (secondo altre fonti, “solo” 200.000), per poi espandersi in tutti gli altri continenti attraverso migrazioni di grandi masse umane. Per quanto concerne il nostro continente, la specie sapiens si trovò a convivere lungamente con la specie neanderthalensis e ad incrociarsi con essa. Altrove, non è accaduto altrettanto, e nelle Americhe in particolare non erano mai esistiti umani prima che i sapiens vi arrivassero dall’Africa attraverso l’Asia. Peraltro, in Asia erano esistite precedenti specie umane, ma quando vi arrivarono i sapiens, si erano già estinte. Questo è quello che si legge e di più non so.
E allora, se dovessimo tutti remigrare nel luogo da dove siamo venuti, dovremmo tutti tornare in Africa, ma questo riporterebbe indietro l’orologio fino a 70.000 anni fa, quando i sapiens incominciarono a lasciare il continente africano, con ciò dando il via alla prima grande migrazione della nostra specie. Ma se 70.000 anni appaiono troppi, forse allora ci si potrebbe limitare a tener conto di quello che è avvenuto in tempi più recenti e prendere a riferimento un’altra situazione; ma quale? Quella di 10.000 anni fa? 1.000 anni? 100 anni? Vediamo qualche tappa significativa, cercando di evitare una visione eurocentrica.

Le migrazioni preistoriche

Come detto, l’inizio delle migrazioni dei sapiens dall’Africa verso gli altri continenti incominciarono 70.000 anni fa. Si svilupparono per molti millenni fino a completare la colonizzazione del Sud America e delle isole artiche circa 7.000 anni fa.

Le invasioni barbariche

Sono state così denominate le migrazioni di popolazioni germaniche e popoli nomadi orientali verso il sud e l’ovest dell’Europa, investendo territori dell’impero romano fino a determinare un cambio di paradigma. Durarono principalmente dal 2° al 6° secolo DC.

I Turchi

Quello dei popoli turchi è stato uno spostamento dall’Asia centrale verso ovest investendo l’Europa a partire da 7° secolo DC, salvo più modesti episodi precedenti. L’espansione dei Turchi continuò fino al 17° secolo.

I Mongoli

Dalle tribù nomadi che erano, sotto la guida di Gengis Khan i Mongoli diventarono un popolo relativamente unito e capace di dar vita per poco tempo al più grande impero mai esistito in precedenza. Questa espansione si portò dietro genocidi spaventosi e scomparsa di intere etnie, ma anche nuovi popoli risultati dall’incontro dei vecchi.

Il colonialismo occidentale

Parlando di migrazioni legate al colonialismo, occorre distinguere tra quelle spontanee degli Europei verso le colonie, e quelle indotte nelle popolazioni indigene. Iniziarono nel 16° secolo e, in forme diverse, perdurano ancora. Un caso particolare e recente è quello del Pakistan risultato della artificiosa suddivisione del subcontinente indiano all’atto dell’indipendenza.

Il nuovo mondo

Parlare di scoperta dell’America da parte di Colombo o di Erik il Rosso è un modo di negare l’evidenza: i primi individui della nostra specie arrivarono in America attraverso lo stretto di Bering 13.000 anni fa. Dobbiamo invece datare le migrazioni europee verso il Nuovo Mondo dal 16° secolo in poi.

Lo schiavismo nelle Americhe

Essendo le terre del Nuovo Mondo scarsamente popolate, i colonialisti europei pensarono di procurarsi mano d’opera a basso costo in Africa; così si aprì la tratta degli schiavi, una migrazione forzata disumana avvenuta dalla metà del 16° secolo a oltre la metà del 19°. Naturalmente, la schiavitù non era una novità, ma lo era la tratta elevata a sistema.

I mutamenti dei confini

Con la fine delle due guerre mondiali, vari confini europei furono spostati. Con la prima, ci fu la scomparsa degli imperi centrali; dopo la seconda, vari confini furono spostati verso occidente. Ne furono interessate principalmente la Germania, la Polonia, l’Italia, la Cecoslovacchia, la Jugoslavia e la Romania. Noi Italiani non ci siamo interessati molto di quel che accadde per le altre popolazioni, ma possiamo supporre che siano accadute cose simili a quelle che avvennero in Italia per i profughi istriani, e sappiamo bene che fu un dramma.

Migrazioni climatiche

Le migrazioni climatiche sono sempre esistite: un territorio che diventava improduttivo per siccità, o anche per eccesso di sfruttamento, veniva abbandonato dalla sua popolazione che andava alla ricerca di migliori condizioni di vita. E questo è quanto sta avvenendo anche ora, con la differenza che il mutamento climatico attuale è causato da attività umane ed è particolarmente rapido, più che in passato. Queste migrazioni potrebbero regredire abbattendo le cause della modificazione del clima, ma non c’è da illudersi che ciò possa avvenire a breve.

Facciamo un giochino

Sulla base di quanto visto fin qui, vediamo quale sarebbe la situazione in alcune date importanti e quali remigrazioni sarebbero necessarie per tornarvi.

7.000 anni fa
Le altre specie umane si sono ormai estinte e il sapiens ha completamento la sua colonizzazione di tutte le terre emerse del pianeta. Fermando l’orologio a questa data torneremmo all’età della pietra, e le prime forme di agricoltura sarebbero limitate alle aree più fertili: la valle del Nilo, la Mesopotamia, l’India e alcune regioni della Cina. Lo spostamento delle popolazioni è molto lento, di pochi chilometri all’anno, e la dinamica conseguentemente modesta. Ciò rende l’evoluzione lenta per la mancanza di contatti tra le popolazioni, ciascuna costretta a sviluppare in proprio i miglioramenti ai metodi e agli strumenti, senza scambi efficaci. Per tornare alla situazione di 7.000 anni fa, la remigrazione oggi possibile sarebbe:

  1. via gli Europei dagli altri continenti;
  2. tutti gli Africani a casa loro.

600 anni fa
Siamo alla fine del Medio Evo. Esistono grandi civiltà in tutti i continenti, ognuna a suo modo: molti grandi imperi sono già tramontati, L’Europa è il continente dove più c’è stato lo spostamento di persone, merci e tecnologie condivise, e forse in questo hanno avuto parte le strade costruite per le legioni romane in tempi ormai lontani. Nelle Americhe, l’impero Maya è in piena decadenza, mentre perdurano quello Azteco e quello Inca. In Asia, l’impero Moghul ha portato l’India al suo massimo splendore, e il Celeste Impero cinese ha superato la decadenza seguita alle invasioni mongole. In Europa si sta sviluppando la navigazione che porterà all’apertura delle rotte oceaniche, prima sporadicamente affrontate solo da Vichinghi e Polinesiani. Per tornare alla situazione di 600 anni fa, la remigrazione oggi possibile sarebbe:

  1. via gli Europei dalle Americhe e dall’estremo Oriente;
  2. tutti gli Africani a casa loro.

50 anni fa

E’ terminata da 30 anni la Guerra Mondiale, il maggior problema del momento è quello dell’energia, e si affaccia quello dei mutamenti climatici indotto dalle attività umane. L’energia elettrica fa funzionare gran parte delle apparecchiature di uso quotidiano ed è in piena espansione l’impiego dell’energia nucleare per scopi pacifici. E’ stata superata la navigazione commerciale passeggeri: gli spostamenti delle persone sulle grandi distanze sono tutti sulle rotte aeree. In Italia, sembra ormai alle spalle la parte più intensa della migrazione verso il nord, e incomincia ad affacciarsi l’immigrazione: i primi ad arrivare, che io ricordi, sono i Filippini; altri seguiranno. Per tornare alla situazione di 50 anni fa, la remigrazione oggi possibile sarebbe:

  1. Sudamericani via dagli Stati Uniti;
  2. Africani, Medio Orientali e Cinesi via dall’Europa.

Coincide con il desiderio di tutti i sovranisti del Nord del Mondo. Un bel salto all’indietro. Lo impedisce la moralità, per chi ne possiede una.

Clima, guerre e moralità.

Il clima: senza una politica di contenimento delle alterazioni climatiche, cresceranno le aree sterili del pianeta, e altre popolazioni, per sopravvivere, non potranno far altro che lasciarle e spostarsi altrove. Ma dando comunque per certo che nessuno ha vivo desiderio di emigrare dalla propria terra se non vi è costretto, e che le migrazioni avvengono per necessità, l’eliminazione delle cause non è un pio desiderio, è, viceversa, l’unica via possibile per il contenimento dei problemi che nascono dalle migrazioni incontrollate. Da ciò derivano i comportamenti auspicabili da parte dei governi:

  1. regolare le migrazioni ritenute necessarie;
  2. fare tutto il possibile per eliminare le cause che conducono alle migrazioni.

Il punto 1 richiede:

  • avere ben chiare le necessità di mano d’opera per quantità e qualità;
  • avere altrettanto chiaro quel che altri paesi sono in grado di offrire.

Quando questi due aspetti saranno stati analizzati con sufficiente cura, non ci saranno difficoltà a raggiungere accordi che permetteranno di soddisfare le necessità di tutti i Paesi. Purtroppo, siamo molto lontani da questo risultato, perché il problema non è stato mai posto in questi termini con chiarezza e impegno.
Il punto 2 richiede che vengano garantiti i diritti essenziali di tutte le popolazioni in termini di:

  • Pace;
  • Sanità;
  • Scuola;
  • Casa;
  • Ambiente;
  • Giustizia;
  • Libertà di associazione;
  • Reddito.

Credo che questi aspetti si portino dietro tutti gli altri e che riassumano in sé quanto è necessario realizzare. La pace è la base di tutto il resto, e in sua assenza tutto il resto cade. Sanità, scuola e casa sono le condizioni base per una vita decorosa e purtroppo, invece, in molti paesi sanità e scuola dipendono dalla buona volontà di alcuni e non sono percepiti come diritti. Giustizia e libertà di associazione sono essenziali in quanto confliggono con la corruzione e l’economia del malaffare, cioè con il mantenimento di privilegi e disuguaglianze. Reddito: a prima vista può sembrare il cuore del problema, ma non può essere trattato come se fosse l’unico: senza risolvere gli altri, da solo non dà alcuna garanzia di durata. A ben vedere, questi diritti sono essenziali per tutte le popolazioni del mondo, compresa la nostra, e per esse è necessario battersi non solo a favore delle popolazioni altrimenti costrette a migrare, ma anche per tutte le altre, compresi noi.

Perciò, quando sentite dire “aiutiamoli a casa loro”, si può rispondere con quanto detto fin qui, aggiungendo: e tu, quanto sei disposto a fare e a dare per realizzare tutto ciò?

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