Una gita per i 70
Dice Paolo Biasi che a Parigi si dovrebbe andare ogni anno. Noi ci siamo tornati dopo dodici anni, e con questa volta fanno tre: troppo poco per accontentare Paolo, un collega tra i più bravi. La nostra motivazione era il compleanno di Pierangela, che faceva cifra tonda il 18, e il festeggiamento fa il paio con quello di venti anni fa, a Vienna.
E’ stata una magnifica gita di cinque giorni, compresi quelli di viaggio. Nei tre giorni centrali ci siamo dedicati a visite di impegno non esagerato, senza la pretesa di vedere tutto (ci vorrebbe un anno per vedere tutta Parigi), né di capire tutto (non basterebbero cento anni), ma con l’intento di avere poi dei bei ricordi. Li espongo qui, con la certezza di sbagliare molto, perché fra un po’ di tempo avrò certamente dimenticato queste cose e altri ricordi si saranno affacciati al loro posto. La memoria è fatta così, almeno la mia. Li suddivido tra quelli canonici, quelli semi-canonici e quelli coloristici.
La Parigi del turista A
Notre Dame è rinata dopo l’incendio: è stata riaperta al culto e ai turisti; il soffitto è tornato com’era e anche la guglia è di nuovo al suo posto. I Francesi stanno lavorando molto bene, fra non molto i ponteggi spariranno e i gargoyle riprenderanno posizione e funzione. I turisti non si son fatti pregare e ora accorrono a ranghi compatti, ben sorvegliati dai rappresentanti della sicurezza. Abbiamo rilevato la stessa attenzione alla sicurezza anche in altre situazioni, e chissà che ciò non sia dovuto anche alla recente brutta figura rimediata al Louvre, per il furto fatto con destrezza elettronica.
Saint Germain de Pres, una delle chiese più antiche di Parigi, si presenta poco vistosa, con la facciata mancante, ma la sua struttura è sobria e pulita. Il soffitto a volte stellate mi ha ricordato quello del mausoleo di Galla Placidia, a Ravenna, che però è molto più antico. C’è molto colore nei suoi interni: ampie vetrate gotiche, le colonne dipinte come pure gli archi e le pareti della navata centrale; a colpo d’occhio sembra quasi un barocco, ma se ci rifletti un po’, fai presto a cancellare quella prima impressione.
Saint Eustache è molto bella, ed è una delle più importanti chiese della città: è un gotico splendido, cinque navate tutte altissime, dato che non c’è il matroneo come in Notre Dame; solo la facciata neoclassica appare incongrua. Però ha bisogno di cure, soprattutto pulizia: gli anni trascorsi hanno lasciato la loro patina su tutte le strutture. In una cappella laterale fa mostra di sé una grande tela di Peter Paul Rubens che rappresenta la cena di Emmaus: nascosta com’è, si rischia di trascurarla, e sarebbe un delitto.
Il Marais è il quartiere di Parigi che è cambiato di meno dal 1789, perché prima di quella data era caratterizzato dalla Bastiglia, che in quell’anno scomparve. Oggi ci si va soprattutto per piazza dei Vosgi, la più bella di Parigi. Anche quella sta riempiendosi di attività commerciali che si mantengono, però, a livelli d’élite: gallerie d’arte, gioiellerie, profumerie ecc., niente che faccia a pugni con la bellezza della piazza, e niente overturism. In una galleria spiccavano le sculture di Bruno Catalano, i suoi viaggatori dalle parti mancanti, che vanno persino oltre Giampaolo Talani.
La Parigi del turista B
Champs-Élysées natalizi: la magnificenza del viale raggiunge il suo massimo in questo periodo, durante il quale i giochi di luce fanno scintillare tutto ancor più del solito. E’ una esibizione di lusso, ma non offende l’occhio, anche se indubbiamente può offendere il portafoglio di chi non l’ha ben gonfio. Ogni volta che siamo venuti a Parigi non siamo mancati qui, e ogni volta abbiamo trovato novità: stavolta era l’apertura di sedi Élysées dei magazines della zona dell’Opéra.
Trocadero: abbiamo trovato la terrazza del Trocadero affollatissima di turisti qui venuti per godersi la vista serale sulla Tour Eiffel, con la sorpresa di non vederne la cima, nascosta da una fitta nebbia. Anche se l’illuminazione della torre era meno scintillante di altre volte, rimane comunque una vista entusiasmante, che aveva incantato Pierangela la volta scorsa, nel 2013, e la stessa cosa è accaduta stavolta.
Les Halles: quando visiti Saint Eustache, ci sei accanto e non si sfugge. Ora, l’opera di ristrutturazione è terminata e comprende sia spazi interrati, con una importante stazione della metropolitana, sia altri fuori terra; sono tutti destinati ad attività commerciali e culturali, racchiusi da una imponente copertura in cristalli fumée. A noi, nei momenti che vi abbiamo passato, è sembrata nient’altro che un grande centro commerciale su quattro piani e ci è venuto da dire che è più grande del Coppone, ma non così diversa.
Il colore di Parigi
Le donne di Parigi: da ragazzacci si diceva che le milanesi sono eleganti, le fiorentine belle e le romane bone. Le parigine hanno classe. Riguarda donne di tutte le età e di qualsiasi ceto; hanno classe, e difficilmente le troverai trascurate. Non è una questione di abbigliamento o di make-up, è un modo di porsi, che è la cosa che conta di più.
I Francesi: dice Nicola Lagioia, nell’explicit del suo La città dei vivi, “Ti scippavano in metropolitana. Ti insultavano ai semafori. Ti spennavano nei ristoranti, ti tossivano in faccia. Ma alla fine il saldo era positivo. La città ti regalava molto di più di quello che ti chiedeva in cambio.”, e parla di Roma e dei Romani. Sulla giustezza dell’equazione di NL ho qualche dubbio, ma qui c’è da fare altri discorsi, per esempio questo: come mai i cittadini delle capitali che conosco io sono tutti così altezzosi? “Devo cedere il passo? Giammai!” In questo, i Francesi sono persino peggiori di Italiani e Austriaci, che è tutto dire. Salvo eccezioni, s’intende.
A proposito di metropolitane, quella di Parigi svolge un servizio impeccabile per copertura e puntualità. Peccato che fare il biglietto sia diventato così difficile per chi non è abituato. Noi eravamo rimasti ai metodi in cui si acquista il biglietto, lo si inserisce nella macchinetta al tornello, la quale lo risputa dopo averne controllato la validità; e il tornello si apre. Ora si fa una tessera ricaricabile, e prima di imparare a usare questo metodo, è capitato di imprecare in diverse lingue.
Dove sta di casa la cucina francese? Forse nei ristoranti di lusso; per il resto, sembra che predominino i ristoranti asiatici, le pizzerie e le catene del fast food. Facciamo a capirci: abbiamo mangiato bene, ma la pietanza che ricordo più volentieri è un piatto di formaggi francesi che ne conteneva sei o sette tipi diversi.
E’ avvolto da un magnifico silenzio, il traffico a Parigi. In parte è dovuto alla diffusione di belle auto elettriche di costruzione giapponese e in parte alla lodevole disabitudine degli automobilisti parigini all’uso del clacson. In tutto ciò, si notano ed emergono i suoni di polizia e ambulanze, le cui sirene si odono da distanze immense.
Futuro
Ci torneremo? Chissà. La nostra età ci fa dubitare, ma certamente Parigi resta tra le mete di cui si può dire “ne valeva la pena”.
Nelle foto: Notre Dame, l’angolo del matroneo sul transetto; Saint Eustache, la navata centrale; Place de Vosges, Pierangela davanti alla vetrina di una galleria d’arte; la Tour Eiffel nella nebbia della sera. Cliccare per ingrandire.
















