Il dottor Stranamore

Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Non ho rivisto il film di Kubrik, ma lo uso ugualmente come spunto per parlare della bomba, la bomba per eccellenza, quella del distruttore di mondi.

La satira del regista riflette pienamente il periodo della guerra fredda, quando l’incubo della bomba riempiva la mente di molti. Ovviamente, c’era una parte imponente della popolazione mondiale che ignorava questo terribile strumento di morte, ma la loro vita risentiva comunque del comportamento dei loro governanti, e perciò dell’esistenza stessa della bomba.

Da allora molti anni sono passati (il film è del 1964), e ci sono stati da allora momenti di tutti i tipi: era appena passato quello della crisi dei missili a Cuba, quando la guerra sembrava inevitabile, arriverà la firma del trattato di non proliferazione (TNP, 1968), ad aprire la speranza di un futuro senza bombe. Il momento attuale non è facile da interpretare: hanno tutti paura, salvo pochi pazzi, ma le manie di grandezza e il desiderio di dominio non sono mai stati così forti. Cosa prevarrà? La paura o la vanagloria? L’ingordigia, forse, da realizzarsi chissà come.

Ora, dicono che tra Russia e Stati Uniti ci siano oltre 10.000 testate e che altri sette Paesi (Cina, Francia, Regno Unito, Pakistan, India, Israele e Corea del Nord) posseggano in tutto oltre 1.200 ulteriori testate nucleari. Probabilmente, quelle pronte a essere usate non sono più di 4.000, più che sufficienti comunque a determinare l’estinzione del genere umano e di molte altre specie che vivono in questo pianeta che potrebbe essere tranquillo, e invece diventa ogni giorno più caotico.

Non avremo un futuro senza bombe, perché la tecnologia per realizzarle è ormai nota a tal punto da rendere impossibile un ritorno al passato. Quel che possiamo auspicare è un futuro in cui a nessuno possa venire in mente di farne uso, anche se il sostanziale fallimento dei trattati fin qui adottati non fa ben sperare. Che fare quindi per arrivare a questo obiettivo? Non lo so; ci devo pensare.

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