Bulgaria

Un po’ di ricordi

In Bulgaria ci sono stato nel 2003. Ero appena rientrato dal Libano, e mi trovai in questa nuova avventura senza averla cercata. Non si trattava di un incarico specifico, ma di una semplice messa a disposizione come manovalanza, tanto è vero che mi ritrovai a fare lo specialista elettrico, cosa che mi turbava non poco.

Maritsa

La centrale di Maritsa si trova quasi al centro della Bulgaria; la città più vicina è Stara Zagora, a circa 50 km. E’ una centrale a lignite a bocca di una miniera coltivata a cielo aperto. L’aspetto generale è quello di un vecchio impianto decisamente obsoleto e malridotto, forse costruito bene, ma gestito in maniera avventurosa. Il macchinario impiegato ha le provenienze più diverse, dalla Germania alla Corea passando per la Russia e il progetto su cui c’era da lavorare era quello della modernizzazione e ambientalizzazione, compresa l’installazione di desolforatori. La sensazione immediata fu quella del mordi e fuggi, se non addirittura del prendi i soldi e scappa: gli appaltatori che noi dell’ENEL dovevamo controllare davano netta l’impressione di privilegiare i lavori dove c’era da guadagnare subito e di trascurare deliberatamente tutto il resto. Erano degni di attenzione alcuni tratti caratteristici dell’impianto: i preriscaldatori d’aria di tipo statico, non si sa quanto efficienti; le caldaie sdoppiate; il condensatore con torri di raffreddamento; i variatori idrodinamici delle pompe alimento bypassati non si sa bene come. Ma, accanto a queste caratteristiche peculiari, si evidenziavano anche alcuni aspetti molto preoccupanti, due in particolare:
– cercando le saldature dei branchetti, si scopriva che non c’erano, e l’unica spiegazione plausibile era che le saldature sui collettori fossero state fatte in opera, e non in officina, una pratica inaccettabile sui nostri impianti fin dalla metà del XX secolo;
– molte riparazioni sui tubi erano state fatte schiacciando i tubi e saldando sulla parte schiacciata, fuori da qualsiasi norma.
Insomma, c’era da aver paura, ma non per noi: per quelli che gestiscono l’impianto in esercizio.

Il periodo veneziano e la logistica bulgara

Inizialmente, il nostro team era formato, oltre che da me, da Moretto, Gori e Di Ferdinando; in un secondo momento si aggiunsero Scarpa, Bisson e buon ultimo Fresco. A parte Di Ferdinando, conoscevo già tutti. Il nostro incarico per Maritsa incominciò con un periodo di studio preliminare sulle carte del progetto, che svolgemmo a Mestre. Quella del 2003 fu una estate molto calda, e la laguna veneta non era il luogo ideale per passarla. Facemmo alcune visite sull’impianto nel corso di quell’estate e a Novembre incominciò il periodo di permanenza a Stara Zagora, passando dal centrale Hotel Vereya delle trasferte iniziali al periferico Hotel Ezeroto, entrambi di modesto livello: l’impianto idraulico del Vereya era molto rumoroso, e l’Ezeroto funzionava anche come albergo a ore.

I capi della spedizione

Erano due persone sulle quali continuo a nutrire fieri dubbi.
Il primo era il leader del nostro team, ed era soprattutto un gran presuntuoso. Pensionato, manteneva il suo ufficio all’ENEL di Venezia, il telefonino e il computer. Con quelli svolgeva attività di libera professione. I suoi rapporti con le persone che lavoravano con lui erano improntati a una sistematica conflittualità.
Il secondo era una persona cresciuta in Ansaldo e, presumibilmente, pensionato e libero professionista. Si vedeva che era uomo di cantiere abituato a fare non il committente, ma l’appaltatore: lo si vedeva da tante cose, ma in particolare dalla tendenza a rimandare varie cose alle aule di giustizia, che denotava l’abitudine a tirare in lungo. Era inutile ricordargli che il committente ha interesse a vedere rispettati i tempi di realizzazione.

La Bulgaria umana

Trovammo un paese malinconico. Città assai poco vivaci, paesi squallidi, campagna triste, strade deserte. Sono belle invece le profumerie, che presentano anche in vetrina coloratissime ampolle di essenze con cui preparavano di volta in volta i profumi richiesti.
Nei locali pubblici c’erano ragazze che lavoravano con minigonne molto ridotte, e davano l’impressione di uno sfruttamento che coinvolgeva la loro dignità, e nelle strade si incontravano ragazzi che davano l’impressione di quelli che ora definiamo gli inattivi. E anche tra i lavoratori, c’erano persone che non sapevi come definire. Allo scadere dell’orario di lavoro, nella centrale di Maritsa, vedevi spuntar da ogni dove gente di cui non avresti mai sospettato la presenza. La centrale aveva circa tremila dipendenti, ma quelli che lavoravano davvero potevano essere tutt’al più qualche centinaio; e gli altri? perché erano lì, e cose ci facevano? L’unica spiegazione che ho trovato è che fossero quel che restava di un assistenzialismo risalente all’epoca di Živkov.

Le nostre ragazze

Me ne ricordo due in particolare, e ora me ne sfugge il nome. Una faceva parte del team, e le volevamo bene, perché aveva una situazione familiare difficile ed era insidiata dal nostro leader, che la scarrozzava qua e là; tant’è che quando eravamo Moretto e io ad accompagnarla a casa, era tutta felice. L’altra ragazza si faceva vedere di tanto in tanto e la consideravamo il “commissario politico” del progetto: ne aveva anche l’aspetto, anonimo e dimesso. Ci smentì al momento del saluti, quando, nella festa conclusiva, la vedemmo ballare il twist con perizia, l’ampio sedere che accarezzava il pavimento.

La Bulgaria turistica

Non sono stato a Rila, dove c’è il monastero più famoso e importante. Non ho visto Plovdiv e la sua zona archeologica, che è considerata bella e interessante. Non ho visitato Sofia, ma non è detto che ne valesse la pena. Ho appena sfiorato la Valle delle Rose, ma la stagione non era comunque quella giusta per vederla al meglio. Ma ho visto comunque bellezze da non dimenticare, tutte dichiarate patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Velìko Tărnovo

E’ l’antica capitale della Bulgaria. Lo è stata nei secoli, ma al momento della liberazione dalla dominazione ottomana, nel 1878, l’assemblea nazionale decise il trasferimento della capitale a Sofia, posta in posizione più accessibile. Oggi, è una piccola città sulle sponde di un fiume che ha scavato gole profonde, come il Tago a Toledo. Il paesaggio è molto bello, e lo è anche la fortezza che la domina. Sulla piazza davanti alla fortezza acquistai da un anziano artista cinque disegni per una cifra che per me era irrisoria, ma che mise di buon umore quel signore. Oggi, decorano una parete del soggiorno a Marina di Bibbona.

Bojentsi

Quando ci sono stato, era un villaggio sui monti Balcani quasi disabitato, in fase di restauro, con le case di legno dalla struttura tipica: il primo piano è più ampio del piano terreno, ed è una struttura che si ritrova nelle vecchie case di gran parte della Bulgaria; in virtù di questo, il villaggio è considerato riserva architettonica e storica. Una signora fece da guida per mostrare quel che c’era e a illustrare quel che c’era stato e quel che ci sarebbe stato in un futuro che lei si augurava prossimo. Non so se possa essere contenta di come sono andate le cose: oggi, Bojentsi, pur nel rispetto dei canoni dell’UNESCO, è diventato un resort di villette affittate a turisti.

Koprivštica

L’antica città che risale al XIV secolo, è oggi una città-museo, e attrae molti visitatori. La città ha una lunga storia e un ricco patrimonio culturale. Oltre alle case-museo dedicate ai suoi personaggi più illustri, molto belle e con gli interni sapientemente decorati, mi ricordo di aver visitato un museo dove erano presenti antichi gioielli in argento e una casa dove si producevano e vendevano tappeti di fattura tradizionale. La cultura locale era valorizzata da un centro con sale per conferenze e per eventi organizzati per i visitatori della città. Ricordo anche l’attenzione che c’era per i percorsi ecologici con molti itinerari pedonali, compresi quelli per bambini. E poi, le due chiese, una galleria d’arte, piccoli alberghi e ristoranti in stile locale.

Nesebăr

E’ una piccola isola del mar Nero, collegata alla costa da un istmo artificiale lungo alcune centinaia di metri. In origine e fino al XIX secolo era un piccolo centro di pescatori e viticoltori, ma in tempi più recenti si è sviluppata in uno dei principali centri turistici della costa bulgara, con la costruzione di una città nuova e il restauro della vecchia. Ora, le attività classiche della pesca e dell’agricoltura sono completamente abbandonate a vantaggio del turismo, che fa leva sia sulle antiche bellezze (la maggior parte di ispirazione greca) sia sulle spiagge. Ci sono andato in autunno e in una giornata grigia, ma è stata comunque una bella visita.

La conclusione

Per me, durò poco: un bel litigio con il leader del team chiuse l’avventura e venni via senza particolari rimpianti, se non quello di non essere riuscito a visitare meglio quel Paese, almeno Rila e Plovdiv. Ci sarà un’altra occasione? Non credo.

Foto di Koprivštica

Da Stara Zagora al Mar Nero (Nesebăr)

Bojentsi e Velìko Tărnovo

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