Un lontano ricordo e un programma
E’ una cosa ormai lontanissima, ma me la ricordo ancora bene.
I miei anni all’Università sono stati per una quota gli anni della guerra del Vietnam, e poi, per l’altra quota, gli anni del terrorismo in Italia. Di questo si parlava, ma si parlava in prevalenza anche della politica interna, per come i governi trattavano l’università stessa e molti altri aspetti della vita italiana, dal lavoro, alla sanità, alla giustizia e altro ancora.
E io mi ricordo di quella volta in cui, parlando in un gruppo, dissi che, tra tanti mali, ci si dimenticava che il male supremo è la guerra. Non feci una buona impressione, i miei sembravano argomenti superflui, lontani, superati, la situazione imponeva di parlare d’altro.
Forse avevano ragione loro, gli altri di quel gruppo, la situazione imponeva di parlare d’altro, ma ora torna chiaro che il male supremo è sempre la guerra, e non dobbiamo mai dimenticarcene e contro la guerra dobbiamo sempre lavorare. Oggi, lavorare contro la guerra vuol dire lavorare contro gli steccati artificiosamente elevati, perché gli unici steccati giusti sono quelli delle leggi vigenti, prima fra tutte le nostra Carta Costituzionale, la cui conoscenza è fondamento della nostra vita civile, e la carta universale dei diritti dell’uomo.
Abbattere steccati è un preciso dovere, mentre altre persone, molte altre, lavorano indefessamente per elevarne. La cultura e la scuola sono i mezzi più importanti, ma ce ne sono altri, minori, ma non per questo da trascurare: uscire la sera, parlare con gli altri, proporre attività, tutte cose che io non faccio più e che devo ricominciare a fare.
Può bastare? Ovviamente no, l’attività del singolo, da sola, non risolve niente; occorre quella di strutture organizzate che possano coordinare il lavoro di molti per un obiettivo comune. Anche questo è un lavoro importante: contribuire a creare queste strutture, o a far crescere le poche che già ci sono.





