Saggio di Gianrico Carofiglio
La tesi di fondo è: lo sforzo necessario per scrivere e parlare bene aiuta a chiarire le proprie idee, e quindi è funzionale al ben ragionare. L’avvertimento fondamentale è: attenzione a chi usa le parole per confondere e per nascondere.
Dopo di ciò il saggio è composto da due parti: nella prima, il soggetto principale è il linguaggio della politica; nella seconda, è protagonista il linguaggio giuridico. Sono quelli dei primi due Carofiglio, quello magistrato e quello deputato; rimane a margine il terzo Carofiglio, il romanziere.
Personalmente, continuo a considerare fondamentale quel che insegnava Lucio Lazzarino sulla scrittura di una specifica. Un esempio elementare potrebbe essere una specifica di fornitura così composta:
Obiettivo; Definizioni; Ambiente di riferimento; Norme applicabili; Estensione della fornitura; Prestazioni richieste; Interfacce; Esclusioni dalla fornitura; Controlli e prove; Garanzie; Documentazione.
Naturalmente, ciò definisce il contenuto della specifica, ma non il suo linguaggio, che deve essere preciso, senza travalicare la sua funzione: deve, cioè, lasciare il fornitore libero per tutto quanto non collide con la specifica. Sembra facile, ma non lo è.
Con questo, si chiude il capitolo dei linguaggi in qualche modo specialistici; però, ci sarebbe da trattarne un altro molto più ampio, cioè quello degli altri linguaggi, tra i quali si erge, per la sua importanza, il linguaggio giornalistico, e su quello vorrei dire la mia opinione.
Premesso che, come sempre, il linguaggio, quale che sia, si applica sempre e solo quando c’è qualcosa da dire, il giornalismo dovrebbe esser fatto di due fasi: narrazione dei fatti e interpretazione dei medesimi. Se non ci sono i fatti, non può esserci giornalismo; l’opinione non è giornalismo. Resta da vedere in cosa l’interpretazione dei fatti differisce dall’opinione, ma è semplice: l’interpretazione non può prescindere dai fatti, mentre l’opinione può esserne del tutto svincolata, e il risultato si vede. Si provi a confrontare la fisica con la pittura astratta: la fisica è la descrizione della natura fatta con strumenti matematici; la pittura astratta è l’eruzione delle idee di un artista; la prima deve rimanere aderente alla natura, la seconda se ne distacca ogni volta che l’artista ne sente la necessità.
Il linguaggio giornalistico si basa comunque sui fatti e ha bisogno di due punti di riferimento: il lettore e il mezzo: il linguaggio di un giornalista deve essere adeguato alle possibilità di comprensione del suo lettore; il mezzo (cartaceo, elettronico e quant’altro) merita anch’esso rispetto: inutile inserire voli pindarici in un testo elettronico, che richiede un approccio più diretto; d’altra parte, un testo cartaceo ha bisogno di un’attenzione superiore, perché sarà superiore anche quella del lettore. Le parole per un testo cartaceo dovranno essere più precise di quelle di un testo elettronico.
E qui mi fermo per non esagerare, ma mi propongo di riprendere l’argomento.




